3 febbraio 2012, 17.15

Musica meteoropatica

Mr.Quintron è un musicista dalla personalità davvero eccentrica e particolare. Solo chi lo conosce e lo segue sa quanto. C'è chi lo considera un pazzo, chi un esploratore musicale e un genio, sempre alla ricerca di un sound singolare, originale e mai scontato. A dimostrane il genio e la sregolatezza, c'è uno dei progetti su cui il musicista lavora ormai da anni. Si tratta della Singing House, una delle abitazioni suburbane di New Orleans trasformata in uno studio di innovazione musicale.

In pratica la casa è stata dotata di un sistema capace di produrre interessanti suoni sulla base delle condizioni meteorologiche. Una serie di sintetizzatori, uniti a differenti sensori, sono capaci quindi di trasformare la pioggia, il vento e le diverse condizioni di luminosità solare in musica.

Singing House


Questi eventi atmosferici diventano quindi input dei sintetizzatori per essere poi processati in interessanti suoni. In questo modo, l'ambiente domestico si arrichisce di un'atmosfera simile a quella che si ottiene in presenza dei generatori di rumore bianco, capace quindi di offrire un'incredibile esperienza distensiva e di relax per il corpo e per la mente.

Una dimostrazione di come risuonino le pareti di questa casa "musicale" è offerta in un video caricato su YouTube e visualizzabile qui sotto.



(via PCWorld)

1 febbraio 2012, 17.49

Cucina intelligente

Le cucine a gas o a induzione oggi disponibili sul mercato presentano dei posti assegnati, i cosiddetti bruciatori, dove è necessario appoggiare le pentole con cui si vogliono cucinare le vivande. I piani domestici meglio forniti hanno cinque o al massimo sei posti disponibili, di diametro differente e distanziati in modo da ospitare al meglio cinque o sei pezzi di pentolame differenti. In realtà, spesso accade che nelle famiglie numerose il piano cottura non sia in grado di ospitare contemporaneamente tutte le pentole che si vorrebbero mettere sul fuoco. Vuoi per la dimensione reciproca incompatibile fra le pentole, vuoi per la carenza di bruciatori, spesso le cotture devono essere effettuate in momenti separati, facendo perdere del tempo prezioso. A risolvere questa situazione pensa un piano cottura intelligente, presentato proprio all'ultimo CES 2012. Thermador Freedom non ha bruciatori o posizioni obbligate per le pentole.

Thermador Freedom


Ovunque si decida di appoggiare i vari tegami, questi verranno riconosciuti nella posizione e dimensione e un sistema elettronico di controllo permetterà il riscaldamento dei soli elementi sottostanti al pentolame. Insomma, questo piano cottura è capace di riconoscere dove vengono appoggiate le pentole e il loro diametro, riscaldando così la sola zona interessata.

Il sistema di riscaldamento è sempre a induzione, come molti dei piani cottura ora disponibili ma, invece di avere un unico elemento, al di sotto del piano ceramico sono presenti ben 48 bruciatori induttivi dal diametro di circa 8 cm ciascuno, a copertura dell'intero piano. In questo modo si risparmia anche energia, emettendo calore solo dove serve. E se si spostano le pentole per fare posto ad altre, il "fuoco" seguirà la nuova disposizione.

Ovviamente, come accade negli altri modelli di piani a induzione, il fondo delle pentole deve essere abbastanza spesso e ricco di materiale ferroso per avviare il processo magnetico alla base dell'avvio del riscaldamento.

Le novità comunque non finiscono qui. Infatti, Thermador Freedom presenta anche un computer touchscreen con cui è possibile impostare la temperatura e la potenza, oltre che i tempi di cottura. È implementata anche una funzione "boost" per offrire fino a 4600 Watt di potenza quando se ne ha necessità.

Se la vostra cucina è da ammodernare, forse questo piano cottura potrebbe essere un buon acquisto, anche se il suo costo annunciato è di 5000 dollari per il mercato statunitense, dove sarà reso disponibile a partire dal prossimo luglio.

(via MSNBC)

31 gennaio 2012, 18.09

LED da indossare

Quando compriamo una camicia o ancora meglio una t-shirt, la prima cosa a cui si guarda sono il colore e l'eventuale presenza di una stampa sul petto, che metta in mostra quelli che sono i nostri gusti in fatto di moda. Immaginiamo ora di entrare in un negozio e decidere quale maglietta comprare non tanto per il suo colore o la stampa, ma per il film che viene mostrato su di essa, oppure per le immagini che si sfogliano come davanti a una cornice digitale. Impossibile? Effettivamente tutto ciò sembrerebbe troppo futuristico, ma non è detto che non si stia già lavorando per ottenere questo risultato. Come? A mostrarcelo è Adafruit Industries, che nell'intraprendere continue ricerche nel settore dell'hardware open source sono riusciti a mettere a punto Flora.

Flora


Si tratta di una piattaforma Arduino pronta per essere integrata nei capi di abbigliamento e progettata per gestire una matrice di centinaia e, forse, quanto prima, migliaia di LED. Questi possono essere controllati e sincronizzati da una scheda di circa 5 cm di diametro a cui attualmente sono collegati 500 pixel fra loro interconnessi. Flora si trova ancora agli stadi iniziali di testing, ma sarà partendo proprio da questo nucleo che si potranno poi collegare altrettanti LED RGB.

Inoltre, la piattaforma avrà un ingresso USB per programmarla e sarà compatibile con Mac, Windows e Linux. Sarà anche integrato il supporto USB HID per permettere il collegamento diretto anche agli smartphone. Infatti Adafruit sta parallelamente sviluppando le app relative a Flora per iPhone, iPad e Android e fra i moduli saranno inclusi GPS, Bluetooth, accelerometro a 3 assi, bussola, sensore piezoelettrico, LED a infrarosso, schermo OLED e molto altro ancora.

Insomma, ad Adafruit sono convinti che quanto prima esprimeremo i nostri gusti modaioli non solo attraverso le tecniche tessili attualmente in uso, ma grazie all'elettronica e alla tecnologia.



(via Cnet)

30 gennaio 2012, 18.01

C'è un robot nell'aria

Ci eravamo appena abituati ai sistemi di pulizia automatizzati in stile Roomba, quando ecco spuntare dal CES 2012 un altro robot casalingo, capace questa volta di svolgere un altro strano, ma spesso utile compito. Nato dalla collaborazione delle due aziende statunitensi Moneual e Rydis, l'H800 è in realtà un robot progettato per raggiungere nel totale silenzio tutti quei luoghi di casa o dell'ufficio che hanno necessità di vedere rinfrescata l'aria.

robot casalingo


Il robot è capace di individuare cattivi odori, dovuti a un eccesso di polveri, al fumo di sigaretta o ad altre cause naturali e chimiche, e naviga con il suo sistema di locomozione automatizzato fino al punto dell'appartamento dove se ne verifica l'esigenza, si ferma e purifica l'aria intorno a sé.

Esattamente come un Roomba, il robot è dotato di diversi sensori e di una complessa struttura di navigazione a mappe, a cui però si aggiunge un sistema di filtraggio dell'aria a cinque fasi. L'aria cattiva risucchiata viene filtrata attraverso una serie di filtri HEPA e a carboni attivi, per essere ripulita e riemessa in circolo anche deodorata.

Questo sistema sembra davvero eccellente per chi soffre di allergie (ad esempio, alla polvere) o di asma. Il robot H800, però, di cui ancora non si conoscono la disponibilità sul mercato né il prezzo finale, non conclude qui le sue funzionalità.

È in grado di rendere la vita degli occupanti ancora più rilassante grazie a un sistema di musicoterapia programmabile, è capace di accedere a Internet in modalità WiFi, permettendo a chiunque di navigare sul Web grazie a uno schermo touchscreen. Può poi inviare dati di monitoring a supporto di tutta una serie di servizi remoti.

Il purificatore d'aria robotizzato, quindi, non sarà solo capace di rendere più respirabile l'atmosfera, ma sarà anche capace di trasmettere dati sulla salute cardiaca dei pazienti presenti nell'appartamento ad un servizio di controllo remoto (sfruttando gli opportuni accessori) e di lanciare un allarme al servizio di emergenza in caso di necessità. Inoltre dispone di una webcam necessaria per le funzioni del robot, ma che potrebbe essere ampliata per usi ancora più futuristici.

(via PCWorld)

27 gennaio 2012, 17.11

Un emulatore giocattolo

Dopo l'abaco, il primo calcolatore capace di realizzare somme e sottrazioni fu inventato da Blaise Pascal nel 1645. Questa macchina (basata probabilmente su un prototipo del 1623, forse migliore, di Wilhelm Schickard, di cui però non è rimasta traccia se non in alcune lettere a Keplero) era un sistema meccanico capace di aiutare il padre di Blaise Pascal, funzionario delle imposte, a gestire la contabilità. Grazie ad un sistema di tiranti e di ruote dentate, la Pascalina era capace di tenere conto anche dei riporti. Era stata realizzata per calcoli in base decimale, ma anche per i calcoli nella moneta del tempo (le lire francesi), formati da venti soldi e dodici denari. Sulla scia della Pascalina, poi, Leibniz realizzò una macchina che eseguiva anche le moltiplicazioni, basata su un meccanismo chiamato traspositore, formato da un cilindro a scalini con rilievi di diversa lunghezza. Poi, fu la volta di Giovanni Poleni che introdusse un traspositore su ruota con pioli sporgenti mobili. Tutti questi meccanismi furono anche alla base del calcolo binario, molto utile nel linguaggio delle macchine e precursori del mondo digitale in cui si vive.

Oggi, grazie all'elettronica, nessuno si sognerebbe più di usare un sistema meccanico per far di conto. Il sistema binario, però, è ancora alla base dell'informatica moderna e, nonostante abbia incontrato lungo la sua evoluzione gli impulsi elettrici, si potrebbe pensare di usare un metodo meccanico per poter insegnare ai propri figli come funziona. L'idea sarebbe di offrire un sistema simile a un abaco, magari un emulatore giocattolo in kit, come il DigiComp I.

DigiComp I


Si tratta di un sistema a leve con guide e pioli cilindrici capace di eseguire meccanicamente alcune operazioni binarie come l'addizione e la sottrazione, spiegare la logica binaria e giocare anche al gioco matematico Nim.

DigiComp I è in grado di realizzare calcoli su soli 3 bit, così come dimostra la sua versione elettronica, disponibile a questo indirizzo.

Il DigiComp I potrebbe dunque essere un giocattolo intelligente da dare in mano ai propri figli dopo l'abaco, per aiutarli a comprendere che esiste un sistema di calcolo differente da quello decimale a cui tutti i bambini sono solitamente abituati.



(via BoingBoing)

26 gennaio 2012, 18.00

La luce giusta per guarire

Un'illuminazione che segue i ritmi e gli stati d'animo del paziente porta ad una riduzione dei tempi di degenza in ospedale. Questo è il risultato ottenuto dall'applicazione del sistema di illuminotecnica HealWell di Philips presso il Maastricht University Medical Center in Olanda. Il sistema è in realtà un'applicazione ancora più pratica del noto sistema Ambilight TV, applicato agli ultimi modelli di LCD di Philips. In questi monitor, le cornici cambiano il colore della luminosità in base a determinate caratteristiche ambientali per meglio adattarsi al variare della luminosità ambientale. Questa nuova frontiera della cromoterapia tecnologica trova quindi la sua più alta espressione in HealWell, il cui sistema di illuminazione è stato appositamente studiato per le stanze d'ospedale.

HealWell


Il sistema HealWell è composto da tre moduli luminosi differenti utilizzabili e implementabili anche separatamente. Sul soffitto della stanza è incastonato una plafoniera a cui si aggiungono delle luci ambientali e una lampada da comodino poggiata al lato del letto del paziente. Tutto il sistema è controllabile dal degente attraverso un telecomando per rispondere meglio a quelli che sono i suoi bisogni di luminosità e la voglia di colore nell'ambiente in cui è costretto a rimanere. Allo stesso modo, i differenti moduli sono in grado di comunicare fra loro e variare il colore e il grado di illuminazione in modo automatico, per meglio supportare il naturale ritmo circadiano del paziente, attraverso effetti luminosi dinamici. HealWell è capace quindi di regolare non solo l'intensità, ma anche il tono della luminosità, passando dalle tonalità più fredde dell'illuminazione mattutina alle tonalità calde e avvolgenti del pomeriggio e sera.

In caso di emergenze, inoltre, lo staff ospedaliero ha anche possibilità di attivare una luminosità d'urgenza attraverso un solo pulsante, per intervenire sulle esigenze di salute del paziente in condizioni di completa visibilità.

Il test condotto al Maastricht University Medical Center è durato nove mesi e ha portato a risultati molto interessanti. Valutando i ritmi cardiaci dei pazienti e il loro ciclo di sonno notturno, intervallato dalla veglia, si è visto che con un sistema a fluorescenza tradizionale i pazienti dormivano molto meno rispetto alla prima notte di ricovero, a distanza di una sola settimana dal ricovero.

D'altra parte, i pazienti trattati con il sistema HealWell, invece, riuscivano a dormire circa l'8 per cento in più. Questo fattore, derivato dalla capacità delle luci di Philips di imitare il naturale ciclo giorno/notte, influiva sull'orologio biologico del paziente, garantendo una più elevata qualità del sonno, riducendo l'ansia, lo stress e accorciando anche i tempi serali necessari per addormentarsi. Da tutto ciò deriva anche una più rapida ripresa, una migliore efficacia delle cure mediche offerte e una riduzione dei tempi di ospedalizzazione.

Insomma, HealWell sembra riuscire a combinare i benefici effetti biologici della luce diurna naturale con un'atmosfera serale più confortevole. I risultati dell'applicazione di questo sistema sono stati presentati proprio in questi giorni alla Arab Health 2012 Conference, che ha avuto luogo dal 23 al 26 gennaio a Dubai.



(via Gizmodo)

23 gennaio 2012, 17.12

Un giardino nipponico

Un marchio come Panasonic viene immediatamente associato a prodotti elettronici inerenti al settore delle TV o delle videocamere e, in passato, anche della telefonia. A volte, questo brand giapponese è riuscito a far parlare di sé in Italia anche grazie ad alcuni computer sviluppati per l'uso in condizioni climatiche o di lavoro particolari o per ambienti ospedalieri. A tutto ciò, poi, si affianca tutta la strumentazione sanitaria. A nessuno, però, verrebbe in mente di associare il nome Panasonic alla possibilità di creare un giardino. Eppure, i giapponesi sanno bene che il loro marchio è capace di far crescere l'erba voglio non solo nel giardino dell'imperatore. L'azienda ha una sua sezione dedicata al settore home appliances, che di recente ha presentato un dispositivo per la crescita rapida e sicura delle piante da giardino.

giardino giapponese


Il device elettronico è chiamato "Smart Vegetables Garden" e nelle sue dimensioni di 100 x 50 x 30 cm è capace di far crescere fino a quattro bulbi di piante a foglia. Per quanto pensato specificamente per gli ortaggi, questa periferica può essere usata anche per le piante ornamentali e l'azienda assicura a tutti la possibilità di diventare abili agricoltori, con un raccolto in circa 40 giorni, ossia in un tempo inferiore del 30 per cento rispetto a quello necessario quando si usano i metodi convenzionali.

Ogni unità è indipendente, ma possono essere collegate fra loro in modo modulare, a seconda delle esigenze di coltivazione.

Inoltre, al di là dell'elettronica, il sistema di controllo è cloud based, offrendo così una gestione automatica più intelligente di valori importanti come il livello d'acqua, la presenza dei nutrienti necessari e la temperatura.

Per diventare coltivatori provetti, però, bisognerà spendere ben 7800 dollari per ogni dispositivo che si decide di acquistare, a meno di non voler accedere a un piano di noleggio mensile che permette di pagare un fisso di 180 dollari al mese per ogni device.

Lo Smart Vegetables Garden sarà venduto inizialmente in Giappone, anche in bundle con i sistemi di energia solare prodotti dalla stessa Panasonic.

(via Techcrunch)

20 gennaio 2012, 15.33

Un aquilone spaziale

Un'opera d'arte per solcare le vie del cielo. Così viene definito dai media internazionali uno dei più belli aquiloni che gli occhi degli adulti e dei bambini possano aver mai visto. Si tratta del "Little Man Shining", un aquilone formato da 1700 connettori progettati e stampati per estrusione in tre dimensioni, ai quali sono collegate le aste in fibra di carbonio. Questo scheletro compone la struttura che tiene poi in piedi il tessuto aerospaziale in Cuben Fiber.

aquilone


Questo aquilone è stato ideato da Heather Picco e Ivan Morison, progettato da Sash Reading e fabbricato da Queen & Crawford.

Chi da bambino non avrebbe voluto avere un aquilone così? Per analizzare l'aquilone nei minimi dettagli, è possibile visionare il video in calce.



(via TheNextWeb)

19 gennaio 2012, 16.22

Musica umorale

Prima ha fatto capolino al Salone Internazionale dell'Automobile 2011 di Francoforte e ora si mette in bella mostra al CES 2012. Si tratta della nuova tecnologia di riproduzione audio proposta da Gracenote e mostrata dapprima a bordo di una Mercedes-Benz F125 e ora in un apparecchio Android prodotto da Garmin.
Questo sistema di riproduzione si chiama MoodGrid e promette di rivoluzionare il mondo della musica in automobile.

Basato su un'app programmata per la piattaforma Android, è in grado di catalogare la propria musica in base all'umore dell'utente. Poi, sullo schermo dello stereo, viene mostrata una griglia formata da quadrati di diverse tonalità del blu, mentre sui quattro lati della griglia sono poste quattro etichette, una per ogni asse, riportanti le diciture: calm, positive, energetic e dark.

MoodGrid


L'utente può scegliere poi uno dei quadrati in cui la griglia è divisa con un tocco sullo schermo. Ad ogni quadrato corrisponde ovviamente un grado di positività, di negatività, di calma o eccitazione differente, a seconda delle lontananza o vicinanza dello stesso a uno dei quattro assi.
Una volta toccato il quadrato preferito, il riproduttore fa partire in automatico una playlist di musica che meglio si accorda in quel momento con lo stato umorale del guidatore.

Inoltre la tecnologia MoodGrid supporta anche i comandi vocali per poter permettere al guidatore di selezionare la traccia preferita in totale sicurezza durante la guida e senza dover staccare le mani dal volante. Infine, MoodGrid potrebbe anche accedere ai servizi cloud based per riprodurre in streaming delle tracce musicali sempre in sintonia con l'umore del guidatore.

Questa nuova modalità di riproduzione arriverà a bordo delle automobili entro la fine di quest'anno e potrebbe anche sbarcare sui dispositivi elettronici più diffusi, come gli smartphone, i tablet, ma anche i riproduttori musicali portatili.
Che sia venuto il momento di abbandonare la leva al volante o il pomello per cambiare la stazione radio?



(via Slashgear)

18 gennaio 2012, 14.19

Altro che Furby

Ricordate il Furby? Si trattava di un animaletto robotico capace di emettere suoni, imparare dall'interazione con l'uomo e comunicare con altri esemplari della sua "specie" attraverso una porta a infrarossi posta sopra gli occhi. Fecero il successo di Hasbro negli anni '90, per poi essere abbandonati dall'azienda di giocattoli dopo l'ottava generazione. Nei paesi anglosassoni, dopo Furby è arrivato Shelby, non commercializzato nei paesi europei. Questi giocattoli avanzati fecero immenso scalpore negli anni '90 e si arrivò addirittura ad un esplicito divieto della NSA all'introduzione dei Furby nei propri uffici, pensando che potessero imparare e quindi apprendere notizie riservate. L'avanzata tecnologica ha poi fatto sì che i Furby venissero posti nel dimenticatoio, anche se ancora in alcune aste su eBay alcuni modelli raggiungono cifre di posizionamento elevate.
Cambiano i tempi, ma non cambia la solfa. Seguendo l'esempio dei Furby, un gruppo di ricercatori del MIT, di Harvard e della Northeastern hanno prodotto DragonBot.

dragonbot


Si tratta di un giocattolo robot, il cui cervello è un cellulare con sistema operativo Android. Una volta inserito nella testa del DragonBot, Android comanda tutte le funzioni del robot e il display dello smartphone è usato per mostrare gli occhi del giocattolo, arricchiti da un'ingente quantità di differenti espressioni.

DragonBot impara dall'interazione con il mondo che lo circonda ed è capace di esprimersi. Il suo cervello è inoltre di tipo distribuito, in quanto il cellulare consente una connessione costante ad Internet e proprio nella cloud risiede l'intelligenza condivisa di questi DragonBot. Questo significa che ogni esemplare impara dagli altri distribuiti sulla faccia della Terra e ogni robot può interagire con un suo simile, in modo più agevole e senza l'uso di una porta a infrarossi.

DragonBot ha cinque gradi di libertà e il cervello Android è capace di controllo i movimenti motorizzati, le animazioni in tempo reale, i processi di generazione dell'audio parlato e di riconoscimento vocale, la memorizzazione dei dati per l'apprendimento e via discorrendo. Inoltre, può anche essere telecontrollato grazie ai tablet basati sul sistema operativo di Google.

E quando si ha necessità dello smartphone, lo si può estrarre e si può continuare a interagire con un avatar virtuale del proprio DragonBot.

Pensato per approfondire lo studio sull'interazione uomo-robot, non è ancora dato sapere quando questo giocattolo avanzato giungerà sui mercati internazionali, mentre per il suo costo di produzione, si ha una stima inferiore ai 1000 dollari.



(via Ubergizmo)

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