21 maggio 2012, 17.38

Se il cane ha la tecnologia al collo

Il colosso nipponico Fujitsu sta lavorando ad un collare tecnologico presentato al Tokyo International Forum il 17 e il 18 maggio scorsi: si tratta di una piattaforma di sensori integrati e controllati da un sistema Android-based. Grazie ai sensori, è capace di misurare tutta una serie di informazioni interessanti per stabilire lo stato di salute del più fedele amico dell'uomo. Il numero di passi compiuti, il battito cardiaco e la temperatura esterna sono indicatori capaci di prevenire malattie importanti come il diabete o l'obesità o comunque necessari per individuare uno stato patologico della bestiola, non solo fisico, ma anche psicologico, come l'ansia da solitudine.
Questi dati, una volta misurati, vengono conservati per un breve periodo nella memoria del dispositivo stesso, per poi essere trasmessi via smartphone o PC ad un servizio di archiviazione nel cloud.

collare Fujitsu


La trasmissione avviene in modalità senza fili, grazie al sistema Near Field Communication (NFC) basato su protocollo FeliCa (Felicity Card), uno standard per le comunicazioni RFID poco conosciuto in Italia, ma molto diffuso in Giappone, tanto che il suo modulo si trova installato anche su molti smartphone.

Una volta archiviati in un servizio cloud marchiato Fujitsu, questi dati potranno essere consultati via Web attraverso una pagina riservata al padrone del cucciolo oppure attraverso un'app pensata appositamente per tablet e smartphone Android. In questo modo chiunque, anche il veterinario, potrà consultare lo stato di salute del cane, valutando importanti variazioni nei dati raccolti, anche grazie ad una serie di grafici che mostrano l'andamento dei valori registrati nel tempo.

Voci discordanti, invece, si esprimono sulla presenza di un modulo GPS. Alcune fonti confermano l'assenza del chip, mentre altre ne asseriscono la presenza. indicando però che il dispositivo non sarebbe abilitato all'individuazione o tracciamento della creatura, almeno nella prima fase di rilascio del prodotto.

Il dispositivo, secondo l'azienda, è leggero e compatto e progettato per essere indossato dal cane di continuo, garantendo così un'attività di monitoraggio 24 ore su 24, senza arrecare danni alla salute di Fido e senza temere polvere, sporco, acqua o agenti atmosferici in generale.

Il prodotto e il servizio cloud correlato saranno disponibili solo per il mercato giapponese nel corso della seconda metà del 2012, ma una sua distribuzione in Europa e Stati Uniti potrebbe essere già in programma come mossa commerciale successiva.



(via Mashable Tech)

18 maggio 2012, 16.31

Questo hard disk si autodistruggerà

Preoccupati per la privacy dei vostri dati sull'hard disk? Bene, forse c'è una soluzione più che radicale al problema ed è la completa distruzione del dispositivo sul quale le informazioni sono memorizzate. E in caso di necessità estrema non serve smontare l'hard disk e gettarlo dalla finestra del tredicesimo piano. In questo caso ci sarebbe anche una minima possibilità di accedere comunque ai contenuti memorizzati sulla periferica. E allora che fare? La soluzione potrebbe essere l'InVincible SSD.

invincible ssd


Questo disco a stato solido è prodotto dalla cinese RunCore, un'azienda specializzata nella produzione di SSD. E, come la maggior parte degli SSD, anche l'InVincible garantisce funzionalità come temperature molto basse, consumi contenuti, temperature d'esercizio comprese fra i -45 e i 95 gradi Celsius, velocità di lettura che sfiorano i 240 MB/s e di scrittura che giungono a 140 MB/s. La sua peculiarità però risiede altrove e, per l'esattezza, nella presenza di due pulsanti che restano fuori dal case del PC e con cui è possibile eliminare in un sol colpo tutti i dati memorizzati sulla periferica.

Nello specifico, c'è un pulsante verde e uno rosso. Premendo il pulsante verde, il dispositivo effettua una cancellazione "intelligente", sovrascrivendo tutti i dati presenti con dati random e privi di significato, impedendo quindi il recupero dei dati precedentemente memorizzati.

Premendo il pulsante rosso, invece, si passa proprio alla distruzione delle memorie flash, attraverso l'applicazione di una sovracorrente che brucia le memorie, impedendo l'accesso ai dati. Durante la procedura di distruzione, la corrente è tale da provocare una fuoriuscita di fumo dal dispositivo di memorizzazione.

Una modalità sicuramente estrema, ma che alla fine garantisce la riservatezza dei dati, impedendone il recupero. Ovviamente, l'impossibilità di recuperare i dati non è sempre un bene e si accompagna con l'obbligo di gettar via il dispositivo in quanto non più funzionante.

Inoltre, questo modello InVincible non è poi così invincibile: cosa accadrebbe se qualcuno premesse il pulsante sbagliato per errore o per dispetto? Mesi e mesi di lavoro andati perduti insieme all'integrità del drive. Per chi non ha paura di correre questo rischio ed è fanatico della privacy, allora questo SSD è la giusta periferica, anche se ancora non è dato sapere da quando sarà disponibile sul mercato e quanto costerà.



(via Ubergizmo)

16 maggio 2012, 18.01

Mai più senza campo

Le velocità di navigazione reclamizzate dagli operatori mobile per le proprie chiavette Internet in realtà sono solo dei valori teorici o comunque dei valori di trasferimento massimi difficilmente raggiungibili nelle condizioni reali di utilizzo, a causa dell'alto traffico, del numero di utenti collegati contemporaneamente alla medesima cella e, soprattutto, a causa della cattiva copertura di alcune zone. Soprattutto quest'ultimo fattore influenza non poco le velocità di download e upload che si possono ottenere durante la navigazione con le connessioni mobile. Una cattiva copertura, come quella che si può sperimentare in zone in cui il segnale fatica a raggiungere le utenze, (come nelle taverne, nei seminterrati, nelle zone rurali o nelle zone interessate da importanti sollevamenti orografici), in realtà è responsabile dei picchi negativi di velocità di download e upload e dei continui passaggi dal protocollo UMTS/HSPA ad alta velocità al protocollo GPRS a bassa velocità. Insomma, più il segnale è instabile, peggiore sarà la qualità dell'esperienza di navigazione. Così bisognerà attendere non pochi minuti prima di poter leggere la pagina Web richiesta oppure prima di poter cliccare su un allegato di posta pesante. Ovviare a tutto questo non sembra molto semplice. C'è però chi ha pensato di dotare l'utenza di un'apparecchiatura in stile Mission Impossible, capace di stabilizzare il segnale radio dell'operatore telefonico e, di conseguenza, migliorare le performance del proprio collegamento mobile.

L'apparecchiatura di cui si parla è l'antenna KP14 prodotta dall'italiana ElettroMagnetic Services.

kp14


Questo dispositivo altro non è che un'antenna ad alto guadagno per le connessioni mobili, capace di stabilizzare il segnale UMTS e quindi migliorare le performance dei collegamenti ad Internet.

In pratica, si collega la chiavetta all'antenna e grazie ad una prolunga USB si procede a stabilire la connessione fra il dispositivo e il PC nel modo tradizionale. L'antenna è adatta anche per quelle chiavette che non dispongono di un connettore d'antenna esterno e diventa parte integrante dell'antenna, annullando di fatto le perdite di segnale che si verificherebbero se la internet key venisse collegata all'antenna tramite un cavo coassiale. La KP14 così progettata permette di stabilizzare il segnale grazie ad un guadagno sul segnale di ben 10 dBi e un rapporto A/I maggiore di 20 dB.

L'antenna può essere appoggiata a un treppiede per permetterne il migliore orientamento e quindi l'ulteriore ottimizzazione della ricezione del segnale, eliminando eventuali buchi di segnale e rendendo la navigazione più fluida.

Dai test di velocità effettuati tramite il portale www.speedtest.net su una connessione 3G di H3G, si nota come nei primi cinque casi di utilizzo della sola Internet Key si siano raggiunte velocità di navigazione di 0.55 Mb/s (primi cinque picchi del grafico mostrato), mentre nei successivi cinque casi (cinque picchi di segnale successivi) si sia riusciti a raggiungere velocità di 1.30 Mb/s con un miglioramento delle performance del +236%.

kp14


Risultati di tutto rispetto per un dispositivo che comunque è facilmente trasportabile grazie alle dimensioni compatte e alla possibilità di collegarla e utilizzarla in soli cinque minuti. Per tutte le occasioni in cui la navigazione è altalenante e in cui ci si voglia sentire un po' come l'ispettore Gadget, l'antenna KP14 è disponibile sul portale di Anycast Solutions al prezzo di 54,90 euro.

(via Anycast Solutions)

15 maggio 2012, 17.10

Un'officina in tasca

Quando bisogna cambiare l'olio all'automobile? Tutti si pongono questa domanda e tantissimi sono coloro che si dimenticano di controllare il lubrificante del motore. In realtà, pochi sono capaci di valutare la qualità del proprio olio da una semplice analisi visiva del liquido che bagna l'astina che vi si immerge. Molti si dimenticano anche di effettuarne il controllo, altri si affidano ai benzinai, altri ancora, invece, si basano sulle tradizionali affermazioni che vogliono che l'olio si cambi ogni tot chilometri. Certo è che nessuno sa con certezza quando è il momento di cambiare l'olio. E allora? La soluzione potrebbe essere Lubricheck.

lubricheck


lubricheck


Questo dispositivo elettronico, grande quanto una carta di credito, è capace di analizzare l'olio dell'automobile e dare in tempo reale un responso riguardo alla sua qualità. Lubricheck ricorda un po' i misuratori di glicemia. Grazie ad un sistema di rilevamento capacitivo e resistivo, è capace di rilevare la permettività elettrica della struttura molecolare e l'impedenza del campione d'olio, alla ricerca di materiali estranei, come antigelo, acqua, metalli, che riducono la qualità del lubrificante e ne avvicinano il momento del cambio.

Il funzionamento è davvero semplice. Si rilasciano sulla piastra del Lubricheck 4 o 5 gocce di olio appoggiando direttamente l'astina di misurazione. Si preme poi su un pulsante e il dispositivo determina la qualità del lubrificante, offrendo all'utente una scala formata da 10 LED. I primi sette LED verdi indicano una qualità eccellente/buona dell'olio, avvertendo che il cambio non è necessario. I LED 8 e 9, di colore arancio, indicano che l'olio si sta degradando velocemente e che si avvicina il momento della sostituzione. Infine, il LED 10 indica che l'olio deve essere immediatamente cambiato, per migliorare le prestazioni del motore.

Una volta rilevato il risultato, e dopo aver agito di conseguenza, è possibile registrare il valore restituito dal dispositivo direttamente in un'app rilasciata per iOS e Android oppure su un servizio Web chiamato Lubritrack. Questo servizio permette di tenere traccia dei risultati delle valutazioni e dei cambi olio di più veicoli, oltre ad offrire la possibilità di impostare dei promemoria personalizzati di controllo olio, cambio filtri, inversione o cambio pneumatici e via discorrendo, grazie ad appositi reminder ricevibili via SMS o email.

Inoltre, le performance del proprio veicolo possono anche essere condivise e confrontate con quelle degli altri utenti.
Lubricheck è disponibile direttamente sul sito del produttore, al costo di 30 dollari.



(via Coolest-gadgets.com)

11 maggio 2012, 15.30

Per un iPhone girevole

Hanno raggiunto in soli 22 giorni oltre 700mila dollari di finanziamento, a fronte dei 100mila richiesti. Così lo scorso 21 aprile si è avverata la possibilità per gli inventori di Galileo di poter mettere in produzione il proprio dispositivo grazie a Kickstarter. Ma cos'è Galileo? A prima vista, sembra una tradizionale docking station per ricaricare iPhone 4S, iPhone 4 e iPod Touch di quarta generazione. In realtà, Galileo è molto più di una semplice base di ricarica. Infatti, oltre a dare nuova energia alle batterie dei dispositivi Apple citati, offre loro un supporto robotizzato girevole, ideale in tutte quelle occasioni in cui le fotocamere dei device iOS vengono usate per riprendere videoconferenze o filmati.

Galileo


Come si può vedere dall'interessante video di presentazione, Galileo permette di ruotare il dispositivo iOS su se stesso di 360 gradi, con una velocità massima di 200 gradi al minuto. Allo stesso tempo, conferisce al device la possibilità di effettuare uno spostamento pan/tilt con un angolo di 90 gradi in positivo e in negativo, per un'escursione totale di 180 gradi.

L'utilità? In tutti i settori in cui l'iPhone e simili è applicato per fotografia, cinematografia, social networking, baby monitoring, videoconferenza e videosorveglianza. Infatti, grazie a Galileo l'iDevice è capace di garantire un punto di ripresa mobile, senza limiti. In questo modo, si può seguire un soggetto in movimento durante una videochiamata, ad esempio, oppure riprendere i locali in ogni angolo per garantirne la sicurezza.

Ed ancora, Galileo è controllabile a distanza attraverso un'apposita app, installabile su iPhone 4, iPhone 4S, iPad 2, iPad 3, iPod Touch 4th Generation, ma anche da Web, grazie a qualsiasi browser. Questo significa che è sufficiente un tocco sullo schermo del proprio iDevice o lo spostamento del mouse nel browser per ruotare l'iPhone collegato a Galileo da remoto e garantirsi così sempre un punto di vista perfetto.

Galileo è provvisto anche di un SDK per permettere agli sviluppatori di integrare le funzionalità di movimento della docking station nelle proprie applicazioni.

La struttura di questa base robotica è progettata per permetterne il posizionamento su un qualsiasi treppiedi e al suo interno è anche integrata una batteria agli ioni di litio, che ne permette un uso anche all'aperto, lontano dalla rete elettrica.



(via Kickstarter)

10 maggio 2012, 15.23

Filo diretto coi primati

Un progetto interessante dal punto di vista scientifico, ma che non ha trovato riscontro nella comunità di Kickstarter. Conclusosi lo scorso 15 aprile, il progetto Bonobo Chat Tablet non è stato finanziato dalla community, eppure si trattava di un'applicazione tecnologica e scientifica interessante dei dispositivi mobili touchscreen oggi disponibili.

Bonobo Chat Tablet


In pratica, il progetto Bonobo Chat Tablet era stato promosso dal prof. Ken Schweller, presidente del Bonobo Hope Great Ape Trust Sanctuary di Des Moines, Iowa (Stati Uniti), per permettere alle sette scimmie bonobo ospitate presso il centro di comunicare con gli uomini attraverso un tablet e un'applicazione creata appositamente per lo scopo. I bonobo, infatti, sono primati molto intelligenti che riescono già a comunicare con gli uomini, utilizzando un vocabolario di 400 parole basate su simboli detti lessigrammi.

Per parlare con gli studiosi, gli ospiti e i visitatori del centro utilizzano quindi un grande display a parete dove questi lessigrammi sono raffigurati. Il progetto Bonobo Chat Tablet doveva invece dotare tutte le scimmie di un tablet, su cui sarebbe stata implementata un'app capace di raffigurare i lessigrammi sul display. Le scimmie poi avrebbero usato il tablet per comunicare con gli uomini ovunque si trovassero nelle differenti aree del centro e, allo stesso tempo, le persone avrebbero potuto parlare a loro in inglese. L'app si sarebbe infatti occupata di tradurre le parole in lessigrammi e i lessigrammi in voce.

Lo stesso tablet e la medesima app avrebbero poi permesso di interagire con l'ambiente in cui i bonobo si trovano, consentendo l'apertura delle porte, ad esempio, l'uso dei distributori automatici e la possibilità di utilizzare degli apparecchi per la riproduzione di film.

Allo stesso tempo, il tablet e l'app sarebbero serviti ai bonobo per controllare un robot a forma di scimmia, il RoboBonobo, anch'esso facente parte del progetto di Kickstarter, con cui i bonobo avrebbero potuto interagire con i visitatori senza lasciare le confortevoli gabbie in cui a volte sono tenuti. Il robot può essere direzionato dai bonobo con il tablet, per seguire e inseguire i visitatori, giocando con loro grazie a spruzzi d'acqua che fuoriescono da una pistola integrata nel robot e controllabile dai bonobo sempre grazie al tablet.

Per mettere a punto tutto questo, l'istituto aveva chiesto 20mila dollari. Le donazioni, provenienti comunque da 126 investitori, hanno invece di poco superato i 3500 dollari. Il prof. Schweller non si è comunque arreso e ha confermato la sua viva intenzione di investire nel progetto, per permettere in un domani non troppo lontano una perfetta comunicazione uomo-scimmia.



(via Ubergizmo)

9 maggio 2012, 16.32

Una fotocamera davvero digitale

Ricordate i vecchi registi di Hollywood che inquadravano le persone, i paesaggi e le star formando una cornice con le dita delle mani? Quel semplice gesto potrebbe ritornare in voga e diventare tanto comune quanto la fotografia digitale oggi. Perché è proprio grazie a questa semplice posizione reciproca delle dita che si potrebbero effettuare scatti di ciò che ci circonda, senza bisogno di possedere una macchina fotografica. Il tutto grazie ad un piccolo hardware da indossare sull'indice di una mano: Ubi-Camera.

Ubi-Camera


Progettata da un gruppo di ricercatori giapponesi, Ubi-Camera è in realtà non poco rivoluzionaria. Non ha un mirino, né un LCD, ma funziona comunque in modo molto semplice. Si aggancia la camera all'indice e si forma un rettangolo con pollici e indici di entrambi le mani a mo' di mirino.

A questo punto, grazie ad un sensore ad infrarossi che rileva la distanza dell'hardware rispetto alla faccia, basta avvicinare la cornice formata dalle mani al viso per ottenere un grandangolo e riprendere una scena per intero. Al contrario, allontanando la cornice dal viso, si effettua uno zoom, ingrandendo un particolare.

Per scattare la foto, l'operazione è altrettanto semplice, in quanto è sufficiente una leggera pressione del pollice su un pulsante posto lateralmente.

Insomma, è sufficiente un rettangolo con quattro dita per avere sempre a portata di mano, ed è proprio il caso di dirlo, una fotocamera.

Ovviamente, come tutti i prototipi che si rispettino, anche questo ha i suoi problemi. In primis, la fotocamera da dito al momento è collegata con un cavo al PC che riceve l'immagine, ma i ricercatori stanno già lavorando per rendere il dispositivo wireless e capace di interfacciarsi anche con gli smartphone.

D'altra parte, il sistema di zoom attraverso il sensore a infrarossi non è sempre affidabile. A volte non rileva la distanza con il viso oppure può essere condizionato dalle sorgenti luminose presenti nell'ambiente e non svolgere bene la sua funzione. Anche per questo, comunque, i ricercatori sono al lavoro, per sostituire il sensore a infrarossi con un sistema di riconoscimento del volto più performante.



(via TheVerge)

8 maggio 2012, 17.15

Una testa robotica

Non chiamatelo solo "giocattolo". TJ* nato lo scorso 14 aprile da un finanziamento Web su Kickstarter è molto di più di un semplice gioco per bambini. Adatto anche alle divertenti attività infantili, TJ* è una testa robotica, grande circa il 60 per cento di una testa di uomo adulta, controllata da tre servomotori integrati.

TJ


Questi tre piccoli motori permettono di muovere gli occhi del robot sia in alto e basso, sia a destra e sinistra. Allo stesso modo, viene mossa la bocca, che assume quindi la capacità di aprirsi e chiudersi.

La testa TJ* è stata renderizzata in un sistema CAD e poi realizzata in 3D con un sistema a taglio laser. I tre servomotori sono poi collegati ad una piattaforma open source Arduino, precaricata con il codice necessario per consentire un controllo live e preregistrato del robot.
Collegato alla piattaforma, poi, c'è un controller formato da un joystick centrale e da quattro pulsanti, in modo da poter controllare al meglio i movimenti facciali del robot.

Ovviamente, il robot non è dotato di un sistema di controllo del movimento automatizzato, per cui deve essere gestito dall'esterno con il controller oppure, grazie alla natura open source del progetto, è possibile integrarlo facilmente in un sistema meccatronico di più ampio respiro.

TJ* è poi affiancato da una serie di accessori, come ad esempio due pupille LED in grado di illuminarsi. L'alimentazione di TJ* e dei suoi motori deriva dalla linea a 5V della piattaforma Arduino, una tensione che giunge alla scheda direttamente da un ingresso USB.

Con i soldi ricavati su Kickstarter, ben oltre i 40mila dollari a fronte degli appena 2.560 richiesti, l'inventore si dedicherà alla messa a punto della sua nuova testa robotica, Emotive TJ*, che sarà dotato di ulteriori due servomotori per permettere a TJ* di sorridere, aggrottare le sopracciglia e alzare/abbassare la fronte.



(via Ubergizmo)
Chi ha detto che programmare un computer Linux perché risponda a degli stimoli esterni sia complicato? La dimostrazione è Ninja Blocks. Uscito da Kickstarter lo scorso 10 marzo, con un finanziamento di ben 102.935 dollari a fronte dei soli 24mila richiesti dai tre responsabili di progetto, il mini PC con Linux dentro inizierà le vendite a partire dal prossimo giugno. In pratica Ninja Blocks è un piccolo computer realizzato con hardware open source e dotato di sistema operativo Linux. Questo mini-PC è pensato per accettare segnali provenienti da sensori esterni o da Internet, in modo da generare una risposta che può essere sempre veicolata via Web.
Alcuni dei sensori disponibili sono già integrati sulla scheda del computer come il sensore per la temperatura e un accelerometro.

Ninja Blocks


Allo stesso tempo, il produttore ha lavorato su una versione più completa del mini PC, che può essere dotata di sensore luminoso, per l'umidità, la distanza e il movimento. A questi si aggiungono un pulsante di trigger, un ingresso USB con adattatore WiFi e una webcam.
La porta USB di quest'ultimo modello permette di collegare a Ninja Blocks altri sensori, oltre ad altri controller come ad esempio un ricevitore ad infrarossi.

In questo modo, i casi di utilizzo si moltiplicano. Ad esempio, si può decidere di usare Ninja Blocks insieme ad una webcam per controllare una porta di ingresso ad una stanza importante. Si può programmare il dispositivo affinché la webcam rilevi il movimento davanti alla porta e invii un tweet con un'immagine, consultabile poi sullo schermo del proprio smartphone. In questo modo, si potrà sempre avere sotto gli occhi chi si avvicina alla porta da controllare.

La programmazione di questo scenario d'uso non è per niente difficile. Tutto infatti si basa su una semplice interfaccia grafica e il comportamento del Ninja Blocks viene programmato semplicemente con un drag&drop di icone, grazie alla piattaforma online Ninja Cloud e sfruttando il paradigma "se accade questo, allora fai quest'altro". Nel caso esemplificato, sarà sufficiente indicare la webcam come sorgente, indicare che si vuole rilevare il movimento e scegliere l'icona di Twitter per far inviare un tweet con l'immagine catturata.

Con la stessa semplicità si possono realizzare infiniti scenari d'uso, come un sensore di distanza per l'automobile, un sistema di apertura per una porta, un modulo per l'accensione della luce dallo schermo del proprio smartphone e via discorrendo. Il tutto senza conoscere nulla di programmazione. Quest'ultimo esempio si può realizzare in quanto gli input al mini PC possono arrivare anche dal Web, come ad esempio da un login su Xbox Live, un file in arrivo su Dropbox, un nuovo tweet inviato, una menzione su Facebook e tanto altro ancora.

L'hardware è basato su una scheda Beagle Bone e, data l'applicabilità del dispositivo anche in mobilità, Ninja Blocks può essere alimentato da un alimentatore esterno da 5V oppure da una batteria interna.

Come detto, le spedizioni internazionali del prodotto inizieranno a giugno e per ora, sul portale Web del produttore, è possibile effettuare una prenotazione del modello base (AUD150) al costo di 155 dollari australiani o del modello avanzato (AUD255), dotato dei sensori extra sopra descritti, al prezzo di 255 dollari australiani.



(via RegHardware)

4 maggio 2012, 17.08

Scacchi a distanza

Le giocate a scacchi a distanza, via email o attraverso un portale online o un software dedicato, non sono poi una grande novità. L'ascesa dei dispositivi mobile, come smartphone e tablet, ha dato poi una sferzata ancora più moderna alla possibilità di sfidare un qualsiasi giocatore anche a distanza di chilometri. Attraverso uno schermo, quindi, si effettua la propria mossa, usando il mouse o un dito e si attende che l'avversario compia la sua. Giocare però con una scacchiera tradizionale, poter muovere fisicamente il proprio pezzo sulla griglia e al contempo veder muovere il pezzo dell'avversario, che però è comodamente seduto a casa propria, è davvero tutta un'altra cosa.

Basta una scheda Arduino integrata in due scacchiere tradizionali collegate entrambe ad Internet in modalità wireless.

scacchiera


Questa è l'invenzione di uno studente che ha pensato di integrare la "magia" decennale delle scacchiere automatiche basate da decenni sui magneti ad una scheda Arduino capace di collegarsi alla Rete su protocollo IP.

Un elettromagnete è montato su un telaio bidimensionale che soggiace alla scacchiera e che risulta capace di muovere un pezzo alla volta.
Per rilevare la posizione di ogni singolo pezzo, è stata usata una griglia di 8x8 reed switch. Per farla breve, si tratta di interrutori magnetici che contengono al loro interno un materiale ferroso. Quando esposti ad un campo magnetico, i due materiali ferrosi all'interno dello switch si uniscono e l'interruttore si chiude. Quando il campo magnetico viene rimosso, i due materiali si separano e l'interruttore si apre. Quindi, è come se il reed switch fosse un grande interruttore senza contatto.

L'effetto che se ne ottiene è davvero spettacolare. Un utente muove un pezzo sulla sua scacchiera da una parte e l'altro utente vede sulla propria scacchiera il medesimo movimento e il gioco può così andare avanti come se si giocasse con un fantasma.





(via Gizmodo)

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