27 gennaio 2012, 17.11

Un emulatore giocattolo

Dopo l'abaco, il primo calcolatore capace di realizzare somme e sottrazioni fu inventato da Blaise Pascal nel 1645. Questa macchina (basata probabilmente su un prototipo del 1623, forse migliore, di Wilhelm Schickard, di cui però non è rimasta traccia se non in alcune lettere a Keplero) era un sistema meccanico capace di aiutare il padre di Blaise Pascal, funzionario delle imposte, a gestire la contabilità. Grazie ad un sistema di tiranti e di ruote dentate, la Pascalina era capace di tenere conto anche dei riporti. Era stata realizzata per calcoli in base decimale, ma anche per i calcoli nella moneta del tempo (le lire francesi), formati da venti soldi e dodici denari. Sulla scia della Pascalina, poi, Leibniz realizzò una macchina che eseguiva anche le moltiplicazioni, basata su un meccanismo chiamato traspositore, formato da un cilindro a scalini con rilievi di diversa lunghezza. Poi, fu la volta di Giovanni Poleni che introdusse un traspositore su ruota con pioli sporgenti mobili. Tutti questi meccanismi furono anche alla base del calcolo binario, molto utile nel linguaggio delle macchine e precursori del mondo digitale in cui si vive.

Oggi, grazie all'elettronica, nessuno si sognerebbe più di usare un sistema meccanico per far di conto. Il sistema binario, però, è ancora alla base dell'informatica moderna e, nonostante abbia incontrato lungo la sua evoluzione gli impulsi elettrici, si potrebbe pensare di usare un metodo meccanico per poter insegnare ai propri figli come funziona. L'idea sarebbe di offrire un sistema simile a un abaco, magari un emulatore giocattolo in kit, come il DigiComp I.

DigiComp I


Si tratta di un sistema a leve con guide e pioli cilindrici capace di eseguire meccanicamente alcune operazioni binarie come l'addizione e la sottrazione, spiegare la logica binaria e giocare anche al gioco matematico Nim.

DigiComp I è in grado di realizzare calcoli su soli 3 bit, così come dimostra la sua versione elettronica, disponibile a questo indirizzo.

Il DigiComp I potrebbe dunque essere un giocattolo intelligente da dare in mano ai propri figli dopo l'abaco, per aiutarli a comprendere che esiste un sistema di calcolo differente da quello decimale a cui tutti i bambini sono solitamente abituati.



(via BoingBoing)

26 gennaio 2012, 18.00

La luce giusta per guarire

Un'illuminazione che segue i ritmi e gli stati d'animo del paziente porta ad una riduzione dei tempi di degenza in ospedale. Questo è il risultato ottenuto dall'applicazione del sistema di illuminotecnica HealWell di Philips presso il Maastricht University Medical Center in Olanda. Il sistema è in realtà un'applicazione ancora più pratica del noto sistema Ambilight TV, applicato agli ultimi modelli di LCD di Philips. In questi monitor, le cornici cambiano il colore della luminosità in base a determinate caratteristiche ambientali per meglio adattarsi al variare della luminosità ambientale. Questa nuova frontiera della cromoterapia tecnologica trova quindi la sua più alta espressione in HealWell, il cui sistema di illuminazione è stato appositamente studiato per le stanze d'ospedale.

HealWell


Il sistema HealWell è composto da tre moduli luminosi differenti utilizzabili e implementabili anche separatamente. Sul soffitto della stanza è incastonato una plafoniera a cui si aggiungono delle luci ambientali e una lampada da comodino poggiata al lato del letto del paziente. Tutto il sistema è controllabile dal degente attraverso un telecomando per rispondere meglio a quelli che sono i suoi bisogni di luminosità e la voglia di colore nell'ambiente in cui è costretto a rimanere. Allo stesso modo, i differenti moduli sono in grado di comunicare fra loro e variare il colore e il grado di illuminazione in modo automatico, per meglio supportare il naturale ritmo circadiano del paziente, attraverso effetti luminosi dinamici. HealWell è capace quindi di regolare non solo l'intensità, ma anche il tono della luminosità, passando dalle tonalità più fredde dell'illuminazione mattutina alle tonalità calde e avvolgenti del pomeriggio e sera.

In caso di emergenze, inoltre, lo staff ospedaliero ha anche possibilità di attivare una luminosità d'urgenza attraverso un solo pulsante, per intervenire sulle esigenze di salute del paziente in condizioni di completa visibilità.

Il test condotto al Maastricht University Medical Center è durato nove mesi e ha portato a risultati molto interessanti. Valutando i ritmi cardiaci dei pazienti e il loro ciclo di sonno notturno, intervallato dalla veglia, si è visto che con un sistema a fluorescenza tradizionale i pazienti dormivano molto meno rispetto alla prima notte di ricovero, a distanza di una sola settimana dal ricovero.

D'altra parte, i pazienti trattati con il sistema HealWell, invece, riuscivano a dormire circa l'8 per cento in più. Questo fattore, derivato dalla capacità delle luci di Philips di imitare il naturale ciclo giorno/notte, influiva sull'orologio biologico del paziente, garantendo una più elevata qualità del sonno, riducendo l'ansia, lo stress e accorciando anche i tempi serali necessari per addormentarsi. Da tutto ciò deriva anche una più rapida ripresa, una migliore efficacia delle cure mediche offerte e una riduzione dei tempi di ospedalizzazione.

Insomma, HealWell sembra riuscire a combinare i benefici effetti biologici della luce diurna naturale con un'atmosfera serale più confortevole. I risultati dell'applicazione di questo sistema sono stati presentati proprio in questi giorni alla Arab Health 2012 Conference, che ha avuto luogo dal 23 al 26 gennaio a Dubai.



(via Gizmodo)

23 gennaio 2012, 17.12

Un giardino nipponico

Un marchio come Panasonic viene immediatamente associato a prodotti elettronici inerenti al settore delle TV o delle videocamere e, in passato, anche della telefonia. A volte, questo brand giapponese è riuscito a far parlare di sé in Italia anche grazie ad alcuni computer sviluppati per l'uso in condizioni climatiche o di lavoro particolari o per ambienti ospedalieri. A tutto ciò, poi, si affianca tutta la strumentazione sanitaria. A nessuno, però, verrebbe in mente di associare il nome Panasonic alla possibilità di creare un giardino. Eppure, i giapponesi sanno bene che il loro marchio è capace di far crescere l'erba voglio non solo nel giardino dell'imperatore. L'azienda ha una sua sezione dedicata al settore home appliances, che di recente ha presentato un dispositivo per la crescita rapida e sicura delle piante da giardino.

giardino giapponese


Il device elettronico è chiamato "Smart Vegetables Garden" e nelle sue dimensioni di 100 x 50 x 30 cm è capace di far crescere fino a quattro bulbi di piante a foglia. Per quanto pensato specificamente per gli ortaggi, questa periferica può essere usata anche per le piante ornamentali e l'azienda assicura a tutti la possibilità di diventare abili agricoltori, con un raccolto in circa 40 giorni, ossia in un tempo inferiore del 30 per cento rispetto a quello necessario quando si usano i metodi convenzionali.

Ogni unità è indipendente, ma possono essere collegate fra loro in modo modulare, a seconda delle esigenze di coltivazione.

Inoltre, al di là dell'elettronica, il sistema di controllo è cloud based, offrendo così una gestione automatica più intelligente di valori importanti come il livello d'acqua, la presenza dei nutrienti necessari e la temperatura.

Per diventare coltivatori provetti, però, bisognerà spendere ben 7800 dollari per ogni dispositivo che si decide di acquistare, a meno di non voler accedere a un piano di noleggio mensile che permette di pagare un fisso di 180 dollari al mese per ogni device.

Lo Smart Vegetables Garden sarà venduto inizialmente in Giappone, anche in bundle con i sistemi di energia solare prodotti dalla stessa Panasonic.

(via Techcrunch)

20 gennaio 2012, 15.33

Un aquilone spaziale

Un'opera d'arte per solcare le vie del cielo. Così viene definito dai media internazionali uno dei più belli aquiloni che gli occhi degli adulti e dei bambini possano aver mai visto. Si tratta del "Little Man Shining", un aquilone formato da 1700 connettori progettati e stampati per estrusione in tre dimensioni, ai quali sono collegate le aste in fibra di carbonio. Questo scheletro compone la struttura che tiene poi in piedi il tessuto aerospaziale in Cuben Fiber.

aquilone


Questo aquilone è stato ideato da Heather Picco e Ivan Morison, progettato da Sash Reading e fabbricato da Queen & Crawford.

Chi da bambino non avrebbe voluto avere un aquilone così? Per analizzare l'aquilone nei minimi dettagli, è possibile visionare il video in calce.



(via TheNextWeb)

19 gennaio 2012, 16.22

Musica umorale

Prima ha fatto capolino al Salone Internazionale dell'Automobile 2011 di Francoforte e ora si mette in bella mostra al CES 2012. Si tratta della nuova tecnologia di riproduzione audio proposta da Gracenote e mostrata dapprima a bordo di una Mercedes-Benz F125 e ora in un apparecchio Android prodotto da Garmin.
Questo sistema di riproduzione si chiama MoodGrid e promette di rivoluzionare il mondo della musica in automobile.

Basato su un'app programmata per la piattaforma Android, è in grado di catalogare la propria musica in base all'umore dell'utente. Poi, sullo schermo dello stereo, viene mostrata una griglia formata da quadrati di diverse tonalità del blu, mentre sui quattro lati della griglia sono poste quattro etichette, una per ogni asse, riportanti le diciture: calm, positive, energetic e dark.

MoodGrid


L'utente può scegliere poi uno dei quadrati in cui la griglia è divisa con un tocco sullo schermo. Ad ogni quadrato corrisponde ovviamente un grado di positività, di negatività, di calma o eccitazione differente, a seconda delle lontananza o vicinanza dello stesso a uno dei quattro assi.
Una volta toccato il quadrato preferito, il riproduttore fa partire in automatico una playlist di musica che meglio si accorda in quel momento con lo stato umorale del guidatore.

Inoltre la tecnologia MoodGrid supporta anche i comandi vocali per poter permettere al guidatore di selezionare la traccia preferita in totale sicurezza durante la guida e senza dover staccare le mani dal volante. Infine, MoodGrid potrebbe anche accedere ai servizi cloud based per riprodurre in streaming delle tracce musicali sempre in sintonia con l'umore del guidatore.

Questa nuova modalità di riproduzione arriverà a bordo delle automobili entro la fine di quest'anno e potrebbe anche sbarcare sui dispositivi elettronici più diffusi, come gli smartphone, i tablet, ma anche i riproduttori musicali portatili.
Che sia venuto il momento di abbandonare la leva al volante o il pomello per cambiare la stazione radio?



(via Slashgear)

18 gennaio 2012, 14.19

Altro che Furby

Ricordate il Furby? Si trattava di un animaletto robotico capace di emettere suoni, imparare dall'interazione con l'uomo e comunicare con altri esemplari della sua "specie" attraverso una porta a infrarossi posta sopra gli occhi. Fecero il successo di Hasbro negli anni '90, per poi essere abbandonati dall'azienda di giocattoli dopo l'ottava generazione. Nei paesi anglosassoni, dopo Furby è arrivato Shelby, non commercializzato nei paesi europei. Questi giocattoli avanzati fecero immenso scalpore negli anni '90 e si arrivò addirittura ad un esplicito divieto della NSA all'introduzione dei Furby nei propri uffici, pensando che potessero imparare e quindi apprendere notizie riservate. L'avanzata tecnologica ha poi fatto sì che i Furby venissero posti nel dimenticatoio, anche se ancora in alcune aste su eBay alcuni modelli raggiungono cifre di posizionamento elevate.
Cambiano i tempi, ma non cambia la solfa. Seguendo l'esempio dei Furby, un gruppo di ricercatori del MIT, di Harvard e della Northeastern hanno prodotto DragonBot.

dragonbot


Si tratta di un giocattolo robot, il cui cervello è un cellulare con sistema operativo Android. Una volta inserito nella testa del DragonBot, Android comanda tutte le funzioni del robot e il display dello smartphone è usato per mostrare gli occhi del giocattolo, arricchiti da un'ingente quantità di differenti espressioni.

DragonBot impara dall'interazione con il mondo che lo circonda ed è capace di esprimersi. Il suo cervello è inoltre di tipo distribuito, in quanto il cellulare consente una connessione costante ad Internet e proprio nella cloud risiede l'intelligenza condivisa di questi DragonBot. Questo significa che ogni esemplare impara dagli altri distribuiti sulla faccia della Terra e ogni robot può interagire con un suo simile, in modo più agevole e senza l'uso di una porta a infrarossi.

DragonBot ha cinque gradi di libertà e il cervello Android è capace di controllo i movimenti motorizzati, le animazioni in tempo reale, i processi di generazione dell'audio parlato e di riconoscimento vocale, la memorizzazione dei dati per l'apprendimento e via discorrendo. Inoltre, può anche essere telecontrollato grazie ai tablet basati sul sistema operativo di Google.

E quando si ha necessità dello smartphone, lo si può estrarre e si può continuare a interagire con un avatar virtuale del proprio DragonBot.

Pensato per approfondire lo studio sull'interazione uomo-robot, non è ancora dato sapere quando questo giocattolo avanzato giungerà sui mercati internazionali, mentre per il suo costo di produzione, si ha una stima inferiore ai 1000 dollari.



(via Ubergizmo)

17 gennaio 2012, 16.32

Guanti per messaggiare

Quando le tecnologie di riconoscimento vocale per PC e cellulari si imporranno, cosa ne sarà di tutti coloro che presentano limitate abilità vocali, come i sordomuti? Una domanda per niente banale, a cui hanno cercato di dare una risposta un gruppo di giovani programmatori, presentando al Developers Day di Google a Tel Aviv il primo Texting Glove.

Texting Glove


Il trio Oleg Imanilov, Zvika Markfield e Tomer Daniel ha messo insieme su un'unica piattaforma un giroscopio, un Lilypad Arduino, alcuni sensori tattili, un accelerometro e, infine, una scheda ADK, per creare il primo guanto capace di tradurre la lingua dei segni in un insieme di bit riconoscibili come lettere dal sistema operativo Android.

I gesti sono quindi riconosciuti dallo speciale guanto indossato e trasdotti in una serie di bit comunicati a un telefono Android, dove un'app personalizzata li riconosce e ne inserisce le corrispondenti parole all'interno di un messaggio di testo.

Il guanto, al primo utilizzo, deve essere calibrato sull'utilizzatore, che deve anche sottoporsi ad un'apposita seduta di training, per abituare il software a riconoscere i movimenti delle mani. Un po' come i software di riconoscimento vocali, una volta superate le prime fasi di addestramento, il sistema è capace di individuare ogni singolo segno, per permettere così una scrittura più veloce del SMS.

Ovviamente, allo stato attuale delle tecnologia, anche il Texting Glove risulta molto più lento e impreciso della digitazione manuale, parimenti a quanto accade con i software di speech-to-text.

Allo stesso tempo, il prototipo si propone come pioniere nella tecnologia della tecnologia indossabile e potrebbe in futuro anche permettere una migliore comunicazione fra chi conosce e usa la lingua dei segni e chi la ignora.



(via CoolestGadgets)

16 gennaio 2012, 14.47

Un panino che dura due anni

Prendete un panino, tagliatelo a metà, aggiungeteci tutti gli ingredienti che più vi aggradano, richiudete il tutto e... Non mangiatelo. Inseritelo in un sacchetto e lasciatelo in auto. Attendere due anni. Sempre che in macchina non moriate dall'odore nauseabondo prima. Recuperate il panino e provate a mangiarvelo. Impossibile! Sicuramente del panino originale non sarà rimasto nient'altro che muffa, se non peggio, anche se gli ingredienti fossero stati freschissimi al momento del confezionamento. Questo è accaduto perchè sicuramente non avete usato il panino che dura due anni, sviluppato da un equipe di scienziati per il corpo militare statunitense.

panino


Si tratta di un panino che si può conservare fresco fino a due anni e, secondo la BBC, è possibile mangiarlo dopo un periodo di conservazione così lungo, come se fosse stato confezionato il giorno prima, senza necessità di crioconservazione. Come è possibile tutto ciò? In pratica ai militari a stelle e strisce sono offerti in dotazione dei pasti già pronti, cucinati, confezionati e conservati in modo da poter durare fino a tre anni, per poi essere consumati entro 21 giorni. Questi pasti si chiamano M.R.E., ossia Meal, Ready to Eat. Ogni M.R.E. è una porzione di pasto di circa 1200 calorie, contenente differenti alimenti come un secondo piatto, un contorno di origine vegetale, una merenda dolce, dei cracker, della crema di formaggio, burro di arachidi o similari, delle bevande in polvere come caffè, tè o energizzanti, una chewingum allo xilitolo e alcuni condimenti come sale, pepe e zucchero, a cui si aggiungono alcuni accessori come cucchiai in plastica, un sistema di riscaldamento senza fiamma (FRH), una salviettina umida e via discorrendo.

Il confezionamento di questi alimenti deve avvenire secondo regole piuttosto rigide, in quanto ogni confezione deve resistere al propagarsi dei batteri. Oltre alle interazioni chimiche, il pasto deve anche fare i conti con le sollecitazioni meccaniche, per poter essere lanciato con paracadute da 380 metri di altezza o senza paracadute da soli 30 metri. Al di là di tutte queste caratteristiche d'avanguardia, di per sé poi i pasti si rivelano immangiabili, poco saporiti e fin troppi ricchi di grassi e sale e, di contro, fin troppo poveri di fibre, tanto da rendere alcuni militari costipati. Non è un caso che in America la sigla M.R.E. spesso viene canzonata come "Meal Rejected by Everyone" (pasti rifiutati da tutti). L'esercito quindi continua a effettuare ricerche per migliorare questi pasti e, perseguendo questo intento, si è giunti a introdurre nella dieta del soldato al fronte un "gustoso" sandwich. Ovviamente si tratta di un sandwich avanzato tecnologicamente, che non si deteriora nonostante venga conservato per due anni.

Come spiegato dalla BBC, non si tratta di aver re-inventato il panino, quanto piuttosto di aver rallentato in modo drastico le reazioni chimiche che portano alla sua rovina, rendendolo immangiabile. Molte di queste reazioni sono mediate da batteri, che si sviluppano grazie alla presenza di un ambiente ricco in acqua e ossigeno. Da qui, l'idea. Eliminando l'acqua e l'ossigeno, si eliminano i batteri e si rallenta quindi il deterioramento del pane.

Eliminare l'acqua da un panino però, a meno che non lo si liofilizzi, è impossibile. Quindi, l'obiettivo era di riempire il panino con tutti quegli ingredienti che sono in grado di trattenere l'acqua. Fra questi, la marmellata, il sale, il miele. Alimenti che non trasferiscono il contenuto d'acqua presente al loro interno al panino, perché intrappolato nella loro struttura molecolare. Una fetta di pomodoro, invece, inzuppa il panino d'acqua, rendendolo quindi terreno ancora più adatto alla crescita batterica.

Più difficile è tenere lontano l'ossigeno. Così, grazie a uno speciale sistema di package sigillato, si riesce ad evitare la contaminazione di ossigeno dall'esterno. Per l'ossigeno che rimane intrappolato durante l'impacchettamento sono stati posti in ogni confezione dei sacchetti di limatura di ferro, che attrae l'ossigeno dall'ambiente interno e lo blocca in uno strato di ruggine. Un po' come i sacchettini di silica gel che trattengono l'umidità in alcune confezioni di articoli acquistati nei negozi. Questi sacchettini, quindi, evitano che l'ossigeno aggredisca il pane e che questo possa produrre muffe.
Privato dell'ossigeno e dell'acqua in eccesso, il panino dura molto più a lungo.
Pronto per essere mangiato, anche dopo due anni. Buon appetito.

(via BBC)

13 gennaio 2012, 15.01

La ruota, reinventata

Circa dieci anni fa, la presentazione del primo prototipo di Segway da parte di Dean Kamen fece subito pensare a una rivoluzione dei trasporti urbani per i pedoni, che avrebbero potuto usare dei mezzi leggeri come il monopattino intelligente per percorrere brevi tragitti. La tecnologia alla base del Segway (controlli a retroazione, sensori di rotazione giroscopici e una programmazione raffinata per mimare l'equilibrio dell'uomo) sembrano essere oggi alla portata di "tutti", come dimostra il monociclo costruito al MIT da uno studente di informatica, Stephan Boyer. Stephan ha realizzato Bullet, il suo prototipo personale di monociclo, utilizzando alcuni componenti e un codice sviluppato in C e di pubblico dominio, come specificato nel post del suo blog personale.

monociclo


Lungi dall'essere un diretto concorrente del SBU, questo monociclo offre un controllo automatico dell'equilibrio solo nelle direzioni frontale e posteriore, mentre l'equilibrio laterale deve essere mantenuto dal guidatore. È come andare in bicicletta, senza però necessità di un manubrio. Spostando leggermente in avanti il corpo si accelera, mentre per frenare bisogna inarcarsi con la schiena all'indietro.
Girare a destra o a sinistra non è possibile, almeno a questo primo stadio di sviluppo.



(via CoolestGadgets)

12 gennaio 2012, 14.58

Un caffè personalizzato

Le macchine del caffè espresso sono molto comode. Il mercato ne offre di svariati tipi e di differenti fasce di prezzo. Così si può gustare un buon caffè come quelli del bar, utilizzando macchine manuali o automatiche, a capsule o a cialde e polvere. Insomma, ce ne sono per tutti i gusti e ormai quasi tutte permettono anche di ottenere un buon cappuccino. Ma gli amanti del caffè apprezzeranno una rivoluzione apportata a queste macchine da Philips Saeco. La nota casa produttrice, infatti, ha dato vita al modello Xelsis Digital ID.

macchina del caffè


Si tratta di una macchina del caffè espresso superautomatica, in quanto integra un sistema di riconoscimento delle impronte digitali, per poter individuare la persona che richiede la bevanda e preparargliela in pochi istanti.

Il lettore biometrico integrato, una volta individuata l'impronta digitale, la associa a un profilo utente memorizzato nel database della macchina e da qui ne carica i parametri personali, come bevanda preferita, quantità di caffè in tazza, aroma, intensità, corposità e via discorrendo. Per i cappuccini, ad esempio, si può decidere quanta schiuma, quanto latte, quanto caffè, la temperatura e tanti altri gustosi parametri.

In questo modo, sei utilizzatori potranno memorizzare i propri gusti e chiedere alla macchina di preparare al meglio le bevande preferite. Tutte le funzionalità sono poi accessibili attraverso un pratico touchscreen TFT a colori, sulla quale compare anche il nome dell'utilizzatore riconosciuto dall'impronta o una sua icona personalizzata. Il prezzo di un barista che conosce le nostre preferenze? 2000 euro.



(via TrendHunter)

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